• Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn
  • YouTube
  • Twitter

Approfondimenti

In questa sezione sono presenti in ordine cronologico gli approfondimenti che il Centro Studi realizza a cadenza mensile su temi inerenti l’economia, la previdenza, il mercato del lavoro, il mercato immobiliare, l’innovazione digitale, la formazione. 

Gli articoli hanno un collegamento con la realtà dei territori di Milano, Lodi, Monza e Brianza e si rivolgono a un pubblico di imprenditori di piccole e medie imprese del Terziario.

La desertificazione commerciale e le azioni per tutelare il commercio di prossimità - gennaio 2026

Il fenomeno della desertificazione commerciale rappresenta oggi una delle principali criticità per le città italiane, incidendo non solo sul tessuto economico ma anche sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale. In un Paese caratterizzato da una forte presenza di comuni medio-piccoli e da una tradizione radicata di commercio di prossimità, la chiusura dei negozi di vicinato comporta la perdita di presìdi fondamentali di socialità, sicurezza e identità territoriale.

Secondo le analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, tra il 2012 e il 2024 in Italia hanno chiuso quasi 118 mila attività di commercio al dettaglio in sede fissa e circa 23 mila esercizi ambulanti, con una riduzione complessiva superiore al 20%. Le contrazioni più marcate riguardano settori tradizionali come carburanti, articoli culturali, commercio non specializzato, arredamento e abbigliamento. A fronte di queste dinamiche, crescono l’e-commerce e, in misura minore, i servizi di ristorazione e alloggio, trainati dal turismo e dai nuovi modelli di consumo.

Le proiezioni al 2035 indicano che, in assenza di interventi strutturali, la perdita di negozi di vicinato potrebbe proseguire con un’ulteriore riduzione di oltre 110 mila imprese. Il fenomeno presenta forti differenze territoriali: i comuni medio-grandi del Centro-Nord risultano più esposti, mentre alcune città del Sud mostrano una maggiore tenuta. Particolarmente critico è il tema dei negozi sfitti, che nel 2025 sono stimati in circa 105 mila unità a livello nazionale.

Il caso di Milano conferma queste tendenze: tra il 2023 e il 2024 si è registrato un calo dell’1,2% dei negozi di vicinato, con un impatto più rilevante nelle periferie e nei comparti non alimentari. A incidere sono fattori strutturali come l’aumento dei canoni di locazione, la riconversione degli immobili da commerciali a residenziali e la concorrenza dell’online.

Per contrastare la desertificazione commerciale, Confcommercio ha proposto il progetto “Cities”, un programma di rigenerazione urbana che valorizza il commercio di prossimità come attore economico, sociale e identitario. Attraverso politiche integrate su spazio urbano, mobilità, riattivazione dei locali sfitti, utilizzo dei dati e cooperazione istituzionale, Cities punta a rafforzare la vitalità dei quartieri e a promuovere un modello di città più sostenibile, inclusivo e policentrico.

Leggi qui l'articolo completo

Il mercato ICT in Italia nel 2025; focus sulla figura del manager nell’epoca dell’AI - dicembre 2025

Nel 2025 il mercato ICT italiano continua a crescere, con un aumento previsto del +4,5% e un valore complessivo di 44,3 miliardi di euro, in linea con l’andamento europeo. Gli investimenti sono concentrati soprattutto nelle medie e grandi imprese, mentre le micro e piccole realtà mostrano una crescita più contenuta. I principali driver di sviluppo sono quattro tecnologie chiave: cloud computing, intelligenza artificiale, big data e cybersecurity. Tra queste, il cloud guida la spesa ICT con 9,6 miliardi di euro, seguito dalla sicurezza informatica (2,3 miliardi), dai big data (2,5 miliardi) e dall’AI (1,4 miliardi), quest’ultima in fortissima espansione grazie alla diffusione dell’AI generativa (+35,3%).

Il rapporto evidenzia come la digitalizzazione non produca automaticamente benefici economici: le PMI italiane mostrano ancora ritardi nell’e-commerce e nella gestione coordinata dei canali digitali. A livello territoriale, il Nord Ovest guida gli investimenti ICT, mentre il Mezzogiorno resta per il momento indietro, segnalando un persistente divario digitale.

Assintel, l’associazione delle imprese ICT di Confcommercio, sottolinea gli ostacoli principali alla piena digitalizzazione: carenza di risorse economiche, di competenze e di cultura aziendale. Propone un rafforzamento della collaborazione tra università e imprese, una formazione continua nelle discipline STEM e un sistema di garanzie finanziarie più efficiente per sostenere l’innovazione.

Il sondaggio sull’AI realizzato da Confcommercio Milano nel 2025 ha mostrato che il 55% degli imprenditori ha un approccio ottimista verso l’AI e oltre la metà utilizza già applicazioni basate su essa, soprattutto per marketing e analisi dati. La maggioranza (59%) vede l’AI come complementare al lavoro umano.

Il manager del futuro dovrà saper integrare intelligenza umana e artificiale, combinando analisi algoritmica e creatività, gestendo il cambiamento e garantendo etica e trasparenza. Le soft skills – empatia, spirito critico e “gentilezza autorevole” – saranno decisive in un contesto in cui l’AI trasforma anche le professioni intellettuali, rendendo necessario un approccio proattivo e aperto al cambiamento.

Leggi qui l'articolo completo

L’apprendimento delle giovani generazioni: l’importanza dei metodi tradizionali e i rischi dei nuovi strumenti tecnologici - novembre 2025

L’approfondimento vuole indagare sullo stato dell’apprendimento dei giovani italiani alla luce dei risultati Invalsi 2025 e delle trasformazioni indotte dal digitale. I test hanno coinvolto oltre 2,5 milioni di studenti, evidenziando una riduzione della dispersione scolastica esplicita (9,8% nel 2024) ma anche persistenti divari territoriali e sociali. Le competenze in italiano e matematica restano inferiori ai livelli pre-Covid, soprattutto nel Mezzogiorno, mentre le competenze digitali mostrano risultati incoraggianti e una minore polarizzazione geografica.

È importante sottolineare tuttavia i rischi legati all’uso eccessivo delle tecnologie digitali nell’apprendimento. L’Osservatorio “Carta, Penna & Digitale” della Fondazione Luigi Einaudi denuncia come la progressiva sostituzione dei libri e della scrittura manuale con i dispositivi elettronici comprometta memoria, concentrazione e comprensione del testo. Leggere su carta attiva aree cerebrali legate all’elaborazione e alla riflessione, mentre la lettura digitale favorisce superficialità e frammentazione dell’attenzione. Analogamente, la scrittura a mano – in particolare in corsivo – stimola processi cognitivi complessi, favorisce il pensiero logico e contribuisce alla formazione dell’identità personale.

L’attenzione va posta inoltre anche sulle conseguenze psicologiche e sociali dell’abuso di smartphone e social media tra i giovani. Citando lo psicologo statunitense Jonathan Haidt (La generazione ansiosa, 2024), studi scientifici evidenziano una “crisi di salute mentale” nella Generazione Z, dovuta a dipendenza da dispositivi, isolamento, disturbi del sonno e riduzione dell’attenzione. Social e videogiochi, in particolare, ostacolano la socializzazione e amplificano ansia e solitudine.

Per affrontare queste criticità, vi sono alcune misure concrete che si possono attuare fin da subito: limitare l’uso dei telefoni a scuola, posticipare l’accesso ai social ai 16 anni e promuovere un equilibrio tra apprendimento digitale e metodi tradizionali. Solo un approccio integrato potrà garantire ai giovani una formazione equilibrata, capace di coniugare innovazione tecnologica e sviluppo cognitivo profondo. .

Leggi qui l'articolo completo

I dazi americani, gli accordi di libero scambio e una breve storia del protezionismo economico - ottobre 2025

Il 2025 è stato l’anno in cui l’Amministrazione Trump ha introdotto dazi doganali su quasi tutte le importazioni verso gli USA. Dopo una fase di stallo, a luglio è stato raggiunto un accordo tra Stati Uniti e Unione Europea: dazi del 15% sulle esportazioni europee (in settori chiave come automotive, farmaceutica, agroalimentare) e impegni dell’UE ad acquistare energia dagli USA e investire in settori strategici americani per centinaia di miliardi di dollari. L’intesa ha evitato dazi più pesanti ma è percepita da molti come sbilanciata a favore degli Stati Uniti, anche a causa della dipendenza europea in materia di difesa e della frammentazione decisionale dei 27 paesi membri dell’UE.

Per l’Italia, l’impatto stimato sui dazi è di 7-8 miliardi di euro, con perdite fino al 16% dell’export verso gli USA. I settori più colpiti sarebbero automotive e agroalimentare, mentre la moda di lusso potrebbe resistere meglio. Una possibile strategia per l’Italia è quella di puntare sul “Sense of Italy”, valorizzando i settori più “identitari” (agroalimentare, moda, design, turismo) per ridurre la vulnerabilità e rafforzare il marchio del Made in Italy nei mercati globali. Un’indagine di Confcommercio su Milano, Lodi e Monza-Brianza ha mostrato forti preoccupazioni tra le imprese, che prevedono aumento dei prezzi, riduzione dei margini e ricerca di mercati alternativi.

In questo contesto assumono rilievo gli accordi di libero scambio dell’UE con paesi terzi, come il Mercosur con Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, il CETA con il Canada o gli accordi bilaterali con Giappone e Corea del Sud, considerati strumenti utili per diversificare i mercati e ridurre i rischi del protezionismo. Al netto di alcune criticità dal punto di vista della concorrenza e a livello economico-sociale, questi accordi offrono senza dubbio benefici economici e geopolitici.

Storicamente, il protezionismo ha spesso avuto effetti negativi, come dimostrato dalla crisi degli anni ’30, mentre l’apertura multilaterale post-1945 ha favorito crescita e interdipendenza. Oggi, però, il ritorno massiccio a misure protezionistiche riflette gli attuali squilibri economici e le tensioni geopolitiche in corso.

Leggi qui l'articolo completo

Macroeconomia territoriale dell'area di Milano, Lodi, Monza e Brianza e della Lombardia; focus sui settori del commercio al dettaglio e dei servizi - settembre 2025

Nel 2024 l’economia lombarda ha registrato una crescita moderata del PIL (+0,7%), in linea con il contesto nazionale. I settori dei servizi e delle costruzioni hanno trainato l’economia, mentre l’industria manifatturiera ha subito una contrazione, aggravata dalle incertezze legate ai dazi statunitensi. Le costruzioni, pur senza i bonus edilizi, hanno beneficiato degli investimenti pubblici legati al PNRR e alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Il settore dei servizi si conferma dinamico (+3,1% di fatturato), spinto da turismo, ristorazione e servizi digitali incentivati dal programma “Transizione 4.0”. Il turismo ha inoltre favorito anche il comparto fieristico milanese. Più contenuta la crescita del commercio al dettaglio (+0,9%), che risente purtroppo di chiusure continue: in Lombardia, il 24% dei negozi ha cessato l’attività in 12 anni. Le cause principali sono: alti costi degli affitti, concorrenza dell’e-commerce, calo del potere d’acquisto degli italiani, cambi di destinazione d’uso degli immobili da commerciale a residenziale.

Lato mercato del lavoro, l’occupazione è aumentata di 37.000 unità e la disoccupazione è decisamente bassa, al 3,7%. Il reddito reale delle famiglie è cresciuto (+1,2%) e i mutui per abitazioni sono tornati a salire. Le imprese restano solide, anche se preoccupa il calo degli investimenti nell’industria (-6,9%) e il minore ricorso al credito bancario. L’export (+0,6%) risente dei cali verso Francia, Germania e USA.

Nell’area di Milano, Lodi e Monza e Brianza, la crescita nel 2024 è stata praticamente analoga a quella regionale (+0,7%) con forte spinta dai servizi, soprattutto a Milano (+3,7%). Le imprese attive crescono numericamente (+1,78% rispetto al 2023), ma aumentano anche le cessazioni. A Milano si è rafforzato ulteriormente il settore terziario, a Monza resiste l’industria, mentre Lodi mantiene ancora una forte vocazione agricola. Il territorio milanese continua a investire in transizione ecologica e digitale e ha sempre un ottimo potenziale grazie anche all’eccellente sistema universitario e alla continua crescita di startup innovative.

Leggi qui l'articolo completo

Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: l’importanza dei grandi eventi per città e territori – luglio/agosto 2025

Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, previste dal 6 al 22 febbraio (con le Paralimpiadi dal 6 al 15 marzo), rappresentano un evento globale di grande rilevanza con 90 Paesi coinvolti, 2.900 atleti olimpici e 665 paralimpici.

L’evento si stima avrà circa 1,6 milioni di visitatori e oltre 2 miliardi di spettatori televisivi. Si svolgerà in 14 sedi divise in quattro cluster, con l’impiego di circa 20.000 volontari. L’impatto economico stimato è di 5,3 miliardi di euro: 1,1 miliardi per spesa turistica, 1,2 miliardi per attrattività turistica post-evento, e 3 miliardi per investimenti infrastrutturali. Solo in Lombardia, gli investimenti ammontano a 2,4 miliardi, con opere che vanno dal PalaItalia al Villaggio Olimpico a Milano, agli interventi di riqualificazione all’aeroporto di Malpensa. In Veneto, oltre agli investimenti infrastrutturali, sono previsti 41 milioni per turismo accessibile e attrattività culturale.

Anche il settore dell’ospitalità potrà beneficiare dei Giochi: si stima un impatto economico complessivo di 300 milioni di euro legato ai soggiorni su piattaforme come Airbnb. I grandi eventi, come le Olimpiadi invernali, possono avere effetti positivi su economia, infrastrutture, immagine internazionale e coesione sociale. Tuttavia, necessitano di governance efficace e pianificazione sostenibile per evitare ricadute negative, come opere e impianti sportivi inutilizzati dopo la kermesse o squilibri sociali. Il modello di Expo 2015 a Milano dimostra come una gestione virtuosa possa lasciare una legacy duratura, sia a livello economico che di riqualificazione urbanistica (es. MIND).

Un recente sondaggio di Confcommercio Milano sul tema ha rilevato ottimismo tra le imprese locali: tra il 40% e il 60% prevede benefici economici diretti. Il 70% prevede un aumento delle vendite, mentre il 19% investirà in marketing e il 9% in formazione. Le Olimpiadi del 2026 rappresentano quindi una grande sfida ma anche una concreta opportunità di crescita per i territori coinvolti e in generale per il Paese.  

Leggi qui l'articolo completo

 
 

 
 
Richieste e segnalazioni