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Presentato in Confcommercio Milano il Settimo Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Investitori istituzionali: l’andamento del welfare contrattuale

 

In Confcommercio Milano presentazione del Settimo Report annuale Itinerari Previdenziali “Investitori istituzionali italiani: iscritti risorse e gestori per l’anno 2019” realizzato con il sostegno di Banco Bpm, Groupama Asset Management Sgr S.p.A., Intesa Sanpaolo S.p.A., Quadrivio Group e UniCredit (la pubblicazione del Report è stata curata dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali). Dallo studio emerge come, negli anni, il nostro Paese sia riuscito a consolidare il proprio mercato raggiungendo una dimensione rilevante.

Nonostante le crisi finanziarie degli ultimi anni, il patrimonio degli investitori istituzionali che operano nel welfare contrattuale (fondi pensione negoziali, preesistenti e forme di assistenza sanitaria integrativa), delle casse privatizzate e delle fondazioni di origine bancaria è aumentato dai 142,85 miliardi di euro del 2007 ai 260,68 miliardi di euro del 2019, con un incremento dell’82,5%. Con un patrimonio complessivo di 917 miliardi di euro totali (185 per la sola previdenza complementare), pari a oltre il 50% del Pil nazionale, anche l’Italia inizia a vantare un mercato istituzionale di spessore.
Dal punto di vista dei rendimenti, rispetto al deludente 2018, il 2019 è stato un anno particolarmente brillante per i mercati finanziari: tutti gli investitori hanno realizzato ottime performance e recuperato i risultati negativi. “Il 2020 era iniziato sulla stessa scia dell’anno precedente, almeno dal punto di vista delle performance dei mercati finanziari – commenta Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali - per incappare poi nella battuta d’arresto causata da COVID-19, che ha penalizzato in modo generalizzato tutte le asset class». Una situazione che renderà difficile battere i rendimenti obiettivo: «Proprio per questi motivi è in corso un lento processo di variazione dell’asset allocation e delle tipologie di gestione, sempre più ad alto valore aggiunto, spesso non legate a benchmark ma a obiettivi di rendimento. In questo contesto, si inserisce ad esempio il progressivo aumento degli investimenti in fondi d’investimento alternativi (FIA) e real asset».

Pur rimanendo in alcuni casi preponderante, diminuisce l’investimento in titoli di Stato e, in generale, nel reddito fisso, mentre aumenta l’affidamento delle risorse a gestori sempre più specializzati e con strategie innovative e diversificate. Si rileva, inoltre, la nascita di nuove piattaforme d’investimento dedicate a singoli investitori o condivise tra più soggetti istituzionali e si costituiscono Sicav multicomparto per la gestione delle risorse.

Emerge poi una particolare attenzione nei confronti della ricerca di rendimenti e una miglior gestione dei rischi anche attraverso l’adozione di politiche socialmente responsabili: circa la metà degli investitori che hanno partecipato alla ricerca (63 tra fondi pensione negoziali e preesistenti, fondazioni di origine bancaria e casse professionali) adotta già oggi una politica di investimento sostenibile e l’88% di tutti i rispondenti intende includere o incrementare strategie che tengano conto dei fattori ESG (Environmental, Social and Governance), in aumento rispetto all’80% dello scorso anno.
Da una parte è cresciuta la sensibilità verso il tema dello sviluppo sostenibile – a causa anche del Green New Deal della Commissione Europea e della pandemia di COVID-19; dall’altra, è aumentata la convinzione circa gli effetti positivi che queste politiche possono avere sull’ente, dalla reputazione ai risultati finanziari.

Crescono (seppur rimanendo modesti) gli investimenti in economia reale, anche domestica, con eventuali ricadute positive per il territorio, «investimenti dei quali – ha precisato Brambilla – il Paese ha grande bisogno, soprattutto in un momento di necessaria ripartenza come quello attuale». Le Fondazioni di origine Bancaria si riconfermano i maggiori investitori in economia reale domestica; seguono le Casse privatizzate dei Liberi Professionisti. Migliora anche la percentuale investita nel Paese da parte di fondi pensione negoziali e preesistenti, pur rimanendo modesta. «A impressionare non positivamente – commenta Brambilla - è sicuramente l’esiguità degli investimenti dei fondi di natura contrattuale, in gran parte alimentati dal TFR ‘circolante interno’ alle aziende e che, quindi, è e dovrebbe essere la prima e principale forma di sostegno all’economia reale. Dal 2007 alla fine del 2019 ai fondi pensione e al fondo gestito dall’Inps sono confluiti circa 140 miliardi di TFR sottratti alle imprese italiane, alle quali ne sono tornati mediamente poco più del 3% l’anno, che possiamo stimare in circa 33 miliardi di euro: dati su cui riflettere, anche per le loro ripercussioni sia sull’occupazione sia sulla produttività e, quindi, sullo sviluppo del nostro Paese».

 

Leggi il settimo Report Itinerari Previdenziali sugli investitori istituzionali italiani

 

14/09/20
Categoria: Area media

Tipologia: Milano Provincia