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Forum Internazionale di Confcommercio: la guerra è un fardello per l’economia, ma è un’Italia malata di “fiscocrazia”

A Villa Miani (Roma) la venticinquesima edizione organizzata in collaborazione con Ambrosetti. Il presidente di Confcommercio Sangalli: "contratti pirata danno anche per il Paese”

Martedì 14 e mercoledì 15 aprile a Villa Miani a Roma si è svolta la 25esima edizione del Forum internazionale di Confcommercio “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000”, organizzato in collaborazione con Ambrosetti.

Ad aprire i lavori la conferenza stampa del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. I partecipanti di martedì 14 aprile: il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo UrsoRaffaele Fitto (vice presidente Esecutivo per la Coesione e le Riforme della Commissione Europea), Giulio Tremonti (presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati), Massimo D’Alema (presidente della Fondazione Italianieuropei), Piero Cipollone (membro del Comitato Esecutivo della BCE), Milena Messori (BEI), Anna Roscio (Intesa Sanpaolo), i professori universitari Huang Jing e Marc LazarFederico Rampini. Interverrà il Premio Nobel per l’Economia 2025, Philippe Aghion.


I partecipanti di mercoledì 15 aprile: il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, Claudio Durigon (sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), Giuliano Amato (Presidente Emerito della Corte Costituzionale), il Cardinale Gianfranco Ravasi, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Daniela Fumarola e PierPaolo Bombardieri, Mauro Lusetti (vice presidente di Confcommercio), Andrea Gavosto (Fondazione Agnelli), Barbara De Micheli (Fondazione Giacomo Brodolini).

Ai lavori inoltre l’intervento del vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani. 

Economia italiana, conflitti internazionali e "fiscocrazia"

Secondo i dati presentati dall'Ufficio Studi di Confcommercio, il conflitto in Medio Oriente, con la relativa fiammata dei prezzi energetici, ha frenato di netto un andamento congiunturale positivo, con inflazione contenuta all’1,5%, consumi e Pil in crescita e occupazione ai massimi. Il rischio - sottolinea l'Ufficio Studi - è la riduzione di reddito disponibile e consumi, con questi ultimi che nello scenario più negativo potrebbero ridursi fino a 963 euro a famiglia nel biennio 2026-2027, con effetti su crescita e occupazione. Quanto al Pil, sempre nello scenario peggiorativo, potrebbe crescere appena dello 0,3% nel 2026 e  dello 0,4% l’anno successivo.

Dallo studio emerge come il rallentamento della crescita dell’Italia non dipenda da shock internazionali ma da fattori strutturali interni all’opera da decenni. Dopo il boom economico, infatti, la crescita è andata progressivamente crollando: dal +4,7% del periodo 1966-1980 si è scesi all’1,8% tra il 1981 e il 2007 fino  ad arrivare allo zero dell’ultimo ventennio, mentre la pressione fiscale è salita in 60 anni dal 25,3% al 42,2%, comprimendo investimenti e sviluppo. Senza interventi strutturali su fisco, lavoro, competenze e qualità della contrattazione, il rischio è quello di un nuovo decennio di stagnazione, con effetti permanenti su crescita, occupazione e coesione sociale, prospettiva che l’Italia non può certo permettersi.

L'Ufficio Studi descrive uno scenario di “fiscocrazia”, ovvero l’eccesso di tasse e burocrazia che riduce l’orizzonte di crescita, penalizza l’innovazione e limita la propensione al rischio imprenditoriale. 

L'intervento del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli

Aprendo i lavori del Forum Confcommercio, il presidente Carlo Sangalli ha affermato: "Il messaggio è molto chiaro: all’inizio del 2026 avevamo condizioni favorevoli, poi è arrivata la guerra in Iran. È uno scenario che pesa direttamente sui nostri settori, in particolare commercio, turismo, trasporti e servizi che sono i più esposti all’aumento dei costi, alla riduzione dei flussi di domanda e al rallentamento dei consumi. Le tensioni internazionali alimentano incertezza, frenano la domanda e colpiscono soprattutto le imprese più legate al territorio e ai consumi delle famiglie. E quando si fermano i consumi, si ferma il cuore stesso della nostra economia”.

Il presidente Sangalli ha inoltre sottolineato che “le crisi internazionali aggravano i nostri problemi. C’è bisogno di una nuova capacità di reazione. E sono illuminanti le parole di Papa Leone con il suo costante richiamo alla pace come 'presenza', come 'cammino,' come 'principio che guida e determina le nostre scelte”. Ma “il vero nodo dell’Italia è interno e viene da lontano: non siamo fragili per colpa delle crisi ma perché non abbiamo risolto i nostri problemi strutturali”

Sui cosiddetti "contratti pirata" il presidente Sangalli ha affermato che sono “un danno anche per il Paese” ed è per questo che è necessario “introdurre alcuni principi che devono valere per tutte le organizzazioni di rappresentanza delle imprese”.

In questo senso,  Confcommercio ha avanzato alcune proposte concrete, quattro delle quali citate nel suo intervento da Sangalli:

Come si può provare a contrastare questa emergenza? La ricerca suggerisce di puntare sui giovani, sulle donne, sui lavoratori stranieri e senior, e sull’apprendistato. Quanto alle linee d’azione, Confcommercio indica

  • la storicità dell’organizzazione;
  • la presenza di un sistema di welfare;
  • il numero di rapporti di lavoro regolati dai contratti;
  • l’appartenenza a organizzazioni internazionali.

Bene che negli ultimi giorni si sia “registrato un maggior interesse del Governo a dare giustamente una risposta al lavoro povero perché si è finalmente compreso che il fenomeno del dumping è una vera piaga sociale che deve essere risolta”, ma combatterla “non è una battaglia di parte, ma una battaglia sociale che richiede il contributo di tutti. Non certo interventi unilaterali, calati dall’alto”, ha proseguito il presidente Sangalli ricordando che sono stati “intensificati gli incontri con i sindacati e le altre organizzazioni di impresa per rinnovare i modelli contrattuali”“È inaccettabile tollerare che in un Paese civile ci sia spazio per contratti che pagano di meno i lavoratori, alterano la concorrenza e creano disparità tra imprese e tra lavoratori. Proprio per questo – ha concluso Sangallioccorre con urgenza un confronto con il Governo su un tema così delicato. La crescita non si costruisce abbassando le tutele, ma alzando la qualità del lavoro” . 

Rappresentanza e contratti "pirata", Governo e parti sociali sulla stessa lunghezza d'onda

Una sessione di lavoro a Villa Miani è stata dedicata al mondo del lavoro e delle imprese con Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio con incarico alla contrattazione; la segreteria generale della Cisl, Daniela Fumarola, il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, il sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Claudio Durigon. Si è parlato dell'intenzione del Governo di intervenire con un decreto per sostenere il lavoro povero con misure fiscali come detassazione su rinnovi contrattuali, notturni, festivi e premi di produzione. Nel mirino anche il rafforzamento della contrattazione collettiva e i contratti pirata. Confcommercio e Sindacati hanno ribadito la loro unità di intenti.

Lusetti-Landini-Fumarola-Sangalli-Bombardieri

La ricerca di Confcommercio su competenze, innovazione e fabbisogni nel terziario italiano in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre

Nel corso della seconda giornata del Forum confederale a Villa Miani è stata presentata la ricerca di Confcommercio su competenze, innovazione e fabbisogni nel terziario italiano realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre. (qui la nota) Nel 2026 nel terziario italiano mancheranno fino a 275mila lavoratori, destinati a diventare 470mila entro il 2035. Servizi e turismo, da soli, già oggi registrano oltre 200mila posizioni scoperte. Il problema non sarà più solo quantitativo perché bisognerà trovare persone con il profilo giusto: oggi, infatti, il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla carenza di candidati e il 30% dalla mancanza di competenze, ma tra 10 anni il gap di competenze salirà fino a quasi il 45%. Questo disallineamento tra competenze richieste e disponibili crescerà per diplomati e Università (fino a oltre il 90% per le lauree triennali e magistrali), mentre gli ITS (Istituti Tecnologici Superiori), con un mismatch che resterà molto più contenuto (intorno al 23-25%), si confermano il canale formativo più vicino ai fabbisogni delle imprese. Aumenteranno anche i rapporti di lavoro fragili con oltre 70mila cessazioni nei primi sei mesi (+45%) e crescita delle dimissioni (+65%) e dei mancati rientri al lavoro (dal 22,8% al 26,9%), mentre l’obsolescenza delle competenze rischia di ridurre la produttività fino al 15%. La carenza di lavoratori nel terziario è un fenomeno strutturale legato, principalmente, a demografia, innovazione e trasformazione del lavoro e dei consumi. 

Per contrastare questa emergenza, Confcommercio indica alcune linee di azione prioritarie.

  • revisione dei percorsi universitari per renderli più coerenti con il mercato;
  • potenziamento dell’orientamento;
  • collaborazione strutturata tra scuola e imprese.

Da parte loro le imprese sono chiamate a:

  • riprogettazione dei ruoli;
  • investimenti nel capitale umano;
  • integrazione dell’intelligenza artificiale;
  • sviluppo di programmi di formazione continua;
  • certificazioni flessibili per contrastare l’obsolescenza delle competenze;
  • valorizzazione del ruolo dei fondi paritetici interprofessionali.

Nell’ambito delle politiche pubbliche, infine, servono:

  • programmazione di lungo periodo;
  • politiche mirate per accompagnare le trasformazioni del lavoro e sostenere la crescita del settore.
14/04/26
Categoria: Area media

Tipologia: Scenario nazionale

 
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