Primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia: imprese piu’ forti, ma meno negozi sul territorio. Rischio desertificazione nelle citta’
Il commercio italiano cambia, si rafforza sul piano economico, aumenta efficienza e produttività, ma perde presenza fisica sul territorio.
Tra il 2018 e il 2025, infatti, il numero complessivo delle unità locali del commercio al dettaglio è passato da 666.479 a 570.313, con una riduzione del 14,4%. Il calo riguarda soprattutto gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%).
Questa la fotografia che emerge dal 1° Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, elaborato dall’Ufficio Studi della Confederazione, presentato a Roma.
Allo stesso tempo, però, gli addetti diminuiscono con intensità molto minore, da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%) e aumenta sensibilmente (dal 12,2% al 17,4%) la quota delle società di capitali nel commercio al dettaglio. Tutti segnali, questi, di una rete più rarefatta ma mediamente più strutturata. Le performance economiche: il fatturato complessivo del commercio al dettaglio sale da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%) e il fatturato per addetto passa da 172mila a 220mila euro (+27,9%), un risultato che conferma la capacità del settore di recuperare efficienza, anche in una fase segnata da inflazione, trasformazione dei consumi e crescente integrazione tra canali fisici e digitali.
L’analisi delle formule distributive evidenzia forti differenze con i discount alimentari che registrano la crescita numerica più marcata (+7,4%) e un fatturato più che raddoppiato (+101,1%), confermando la ricerca di convenienza da parte delle famiglie. Cresce anche il numero di attività legate all’aggregato e-commerce, porta a porta e distributori automatici (+13,6%), con un aumento del fatturato del 41,9%, mentre, sempre in termini di fatturato, risultano in difficoltà gli ipermercati (-8,4%) e gli ambulanti (-14,9%).
Sul piano territoriale, il Mezzogiorno mantiene una maggiore capillarità commerciale rispetto al resto del Paese.
"I cambiamenti nel commercio richiedono un mercato in cui tutti rispettino le stesse regole" ha affermato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli "Illegalità, abusivismo e contraffazione continuano a sottrarre enormi risorse all’economia legale. Nel 2025, questi fenomeni criminali hanno arrecato al commercio e ai pubblici esercizi un danno di oltre 41 miliardi di euro, mettendo a rischio più di 284 mila posti di lavoro regolari. Contrastarli significa difendere chi investe, chi lavora e chi rispetta le regole". "Le trasformazioni che abbiamo raccontato oggi richiedono politiche dedicate: meno burocrazia e provvedimenti fiscali equi che favoriscano gli investimenti in sostenibilità e innovazione. Occorrono interventi destinati alla crescita imprenditoriale della GDO, degli esercizi commerciali specializzati e delle imprese di prossimità. Insomma, è importante un'Agenda Urbana che valorizzi il ruolo del terziario di mercato nelle città. In una parola, serve una scelta politica di fondo che consideri il commercio non come un settore tra gli altri, ma come una vera e propria infrastruttura economica e sociale del Paese" ha concluso il presidente Sangalli.







