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Il turismo nei centri minori vale 1,6 miliardi di pil: convegno Confturismo a Roma con la partecipazione del ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, e del presidente di Confturismo, Manfred Pinzger

In Italia sono 2.137 i Comuni delle aree interne con una vocazione turistica, ma  soltanto il 16%, circa 350 Comuni, riesce attualmente a esprimere in modo efficace il proprio potenziale. Queste destinazioni producono oltre 128 milioni di pernottamenti all'anno e una spesa turistica che vale 25 miliardi di euro. Tra gli esempi più significativi figurano alcuni Comuni del Veneto (Caorle, Jesolo e Cavallino Treporti in provincia di Venezia; San Michele al Tagliamento e Lazise, in provincia di Verona) che pur non essendo poli urbani si collocano ai vertici del ranking nazionale delle presenze turistiche.

Gli altri 1.787 Comuni, pari a oltre l'80% del totale, registrano livelli di attrattività ancora limitati. Complessivamente generano circa 33 milioni di pernottamenti e una spesa turistica annua di 6 miliardi di euro, evidenziando ampi margini di sviluppo e miglioramento. Una crescita sostenibile dei flussi turistici, in questi territori, potrebbe generare, nei prossimi 5 anni, un incremento di circa 1,6 miliardi di euro di Pil e 14mila nuovi occupati. Il rafforzamento del turismo nelle aree interne potrebbe inoltre contribuire a contrastare lo spopolamento e a distribuire in modo più equilibrato i flussi turistici sul territorio nazionale. Una sfida che si intreccia però con alcune criticità strutturali: l'84% dei Comuni interessati è classificato come periferico e il 91% come ultraperiferico, con evidenti difficoltà di accesso ai servizi essenziali. Per questo è prioritario e strategico investire nel miglioramento delle infrastrutture e dei collegamenti di trasporto. In tale prospettiva le risorse del PNRR e del Fondo complementare sembrano aver prodotto impatti positivi solo nei grandi poli urbani (che assorbono solo il 22% delle presenze turistiche nazionali) senza aver ancora sostanzialmente inciso sulla marginalità (che riguarda buona parte del rimanente 78%). Allo stesso modo il Piano Strategico del Turismo 2023-2027 che aveva indicato l’accessibilità e la mobilità turistica come due asset strategici per la crescita dell’attrattività del Paese non sembra aver ancora prodotto effetti significativi in proposito.

Questi i dati principali di un'indagine realizzata da Confturismo - Confcommercio, in collaborazione con Isfort, su “Il valore turistico dei centri minori”, presentata in occasione del convegno “Turismo è Territorio.”

Accanto agli investimenti infrastrutturali, gli esperti individuano nella transizione digitale e nella collaborazione tra imprese, istituzioni e comunità locali altri fattori chiave per la crescita. L'obiettivo è superare la frammentazione dell'offerta turistica e aumentare la capacità dei territori di attrarre visitatori e investimenti.

Le analisi evidenziano infine come i modelli di successo possano rappresentare un riferimento per i territori meno attrattivi. Tra i casi più significativi ci sono il sistema turistico del Trentino, con particolare riferimento alla Val di Fassa, e il modello interregionale del Lago di Garda, fondato su una governance integrata e su un forte coordinamento tra enti locali e regioni.

Commenta Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio: “Il turismo è molto più di un settore economico: è uno dei principali interpreti del Sense of Italy, quel patrimonio di cultura, stile di vita, accoglienza e identità che rende il nostro Paese unico nel mondo. È un valore che va oltre il Made in Italy, perché non si può replicare né delocalizzare. Le nostre imprese della filiera turistica sono le protagoniste di questa esperienza autentica, alimentano l'attrattività dell'Italia e trasformano ogni viaggio in un legame duraturo con il nostro Paese. Come evidenzia l’analisi presentata oggi, esiste ancora un ampio potenziale turistico da valorizzare, soprattutto dei centri minori che possono e devono svilupparsi, migliorare e diventare più attrattivi. Questa prospettiva si raccorda perfettamente con l’obiettivo della destagionalità e con il nostro progetto Cities che punta sulla rigenerazione urbana anche attraverso il rilancio delle attività commerciali.” 

Commenta Manfred Pinzger presidente di Confturismo: “I risultati della ricerca dimostrano che i centri minori possono diventare uno dei principali motori di sviluppo del turismo italiano. Investire nella loro valorizzazione significa creare nuove opportunità di crescita economica e occupazionale, ma anche favorire una più equilibrata distribuzione dei flussi turistici, riducendo la pressione sulle destinazioni più affollate e promuovendo un modello di sviluppo più sostenibile. Perché questo potenziale si traduca in risultati concreti è necessario rafforzare infrastrutture, accessibilità, innovazione e la collaborazione tra istituzioni, imprese e territori. Solo così potremo costruire un turismo capace di generare valore diffuso e duraturo per l'intero Paese.”

Le richieste di Confturismo: il principio dell’ “equità competitiva”, l'adozione di un quadro regolatorio equo e uniforme rappresenta una misura fondamentale e imprescindibile di sostegno al comparto turistico, sostiene Confturismo. Solo garantendo la trasparenza del mercato è possibile tutelare gli investimenti delle imprese regolari, preservare l'occupazione e difendere il valore economico della filiera.

In quest'ottica, si ravvisa la necessità di indicare in modo chiaro ed inequivocabile come il contrasto alla concorrenza sleale e all’abusivismo debba rappresentare una priorità assoluta sia per Confturismo che per il Ministero. Tale orientamento strategico e operativo si riassume nella richiesta di applicazione rigorosa del principio “stesso mercato, stesse regole”, da sempre alla base delle linee politiche di Confturismo.   

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA DI CONFTURISMO

 

 

07/07/26
Categoria: Area media

Tipologia: Scenario nazionale

 
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