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Assofermet e le limitazioni comunitarie alle importazioni di acciaio (dal 1° luglio): emergono tutte le criticità con il mix di misure approvate dalla UE

Assofermet, l’Associazione nazionale degli imprenditori che esercitano l'attività del commercio e della prelavorazione nei settori ferro e acciai, metalli non ferrosi, rottami ferrosi, ferramenta e affini, aderente a Confcommercio, in una nota segnala le criticità in vista delle ormai vicine misure UE relative alla limitazione delle importazioni di acciaio.

Assofermet segnala come il confronto pubblico sia rimasto concentrato quasi esclusivamente sulle esigenze dei produttori, senza una reale valutazione degli effetti che dazi, quote e nuovi adempimenti documentali generano sull’intera filiera a valle.

Dal 1° luglio, con la scadenza dell’attuale regime di salvaguardia, entrano in vigore le nuove limitazioni UE legate alle importazioni di acciaio. Le misure, approvate dal Parlamento e dal Consiglio europeo, prevedono un contingente annuo pari a circa 18,3 milioni di tonnellate di prodotti siderurgici importabili in esenzione da dazio, mentre le quantità eccedenti saranno soggette a un dazio del 50%. A questa limitazione si aggiungono gli obblighi di tracciabilità del “melt & pour” (criterio che identifica il Paese in cui l’acciaio è stato originariamente fuso e colato, cioè prodotto per la prima volta in forma liquida e successivamente solidificato) e gli effetti economici del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) misura dell'Unione Europe, entrata pienamente in vigore dal 1° gennaio di quest'anno, che impone una tassazione sulle emissioni di carbonio dei prodotti importati da Paesi extra-UE.

Assofermet rileva come il vero problema sia nell'equilibrio complessivo delle misure adottate dall'UE. Viene protetta la produzione a monte senza sostenere le imprese che trasformano e utilizzano l’acciaio. Le aziende a valle della filiera - oltre a trasformatori e utilizzatori anche la distribuzione e il commercio, a partire dl comparto metalmeccanico - si ritrovano a fronteggiare un triplice aggravio: l’aumento spropositato dei costi della materia prima, la progressiva riduzione delle possibilità di approvvigionamento e un enorme carico burocratico e amministrativo.

Il rischio economico è alto. Se la UE perderà quote nel mercato manifatturiero globale e se la competitività europea verrà ulteriormente compressa dall'accumulo di massicci vincoli regolatori, nel meio-lungo periodo ne risentiranno anche gli stessi produttori siderurgici che vedranno ridursi le commesse dai propri clienti. Una protezione sbilanciata rischia, quindi, per Assofermet, di non tutelare nemmeno i soggetti ai quali era stata destinata.

Assofermet chiede che si adottino semplificazioni negli obblighi documentali e garanzie di adeguate opzioni di fornitura. E, soprattutto, si avvii una valutazione d’impatto seria e lungimirante sugli effetti cumulativi di quote, dazi e CBAM lungo l’intera filiera industriale.

 

03/06/26
Categoria: Area media

Tipologia: Scenario nazionale

 
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