Assocall-Confcommercio a Bruxelles: “Il codice del consumo su energia-gas viola il diritto UE"
Depositata insieme ad altre associazioni alla Commissione Europea la segnalazione contro lo Stato italiano: azzerata la libertà di scelta dei cittadini, favoriti gli incumbent ed esenti i call center abusivi. Contestata anche la mancata notifica della legge alla UE. A rischio un intero comparto.
Dopo la segnalazione congiunta inviata all’Antitrust italiano, AssoCall-Confcommercio, le Associazioni dei Consumatori (Assoutenti, Codacons, Federazione iConsumatori, Movimento Difesa del Cittadino APS, Associazione URT) e il sindacato Federazione Nazionale UGL Terziario, da anni impegnate a combattere il telemarketing illegale, collaborando anche con le Autorità indipendenti, in una nota comunicano di essere contrarie nel merito e nel metodo alla recente iniziativa legislativa del Governo italiano di modifica dell’art 51 del Codice del Consumo che introduce, per i soli contratti di fornitura di energia elettrica e gas ai clienti finali domestici, una disciplina restrittiva delle sollecitazioni commerciali telefoniche. Tale disposizione, secondo i soggetti suddetti, anziché risolvere il problema, è in contrasto con la normativa vigente e non appare per nulla risolutiva.
Per questo AssoCall Confcommercio, consumatori e sindacato hanno ufficialmente depositato una denuncia alla Commissione Europea contro lo Stato italiano per violazione del diritto dell’Unione Europea.
La misura legislativa, approvata di recente dal Governo italiano in modo unilaterale e senza alcun confronto preventivo con i rappresentanti della filiera dei contact center, dei sindacati e del mondo dei consumatori, introduce restrizioni drastiche applicate esclusivamente al comparto energetico. Nel testo inviato a Bruxelles, i firmatari evidenziano come la disciplina nazionale si ponga in palese contrasto con i principi del Trattato TFUE (libera prestazione dei servizi e stabilimento), con il GDPR (Regolamento UE 2016/679) e con le direttive comunitarie su ePrivacy, pratiche commerciali scorrette e diritti dei consumatori. Viene inoltre contestato un grave vizio procedurale: la misura non è mai stata preventivamente notificata alla Commissione UE ai sensi della Direttiva (UE) 2015/1535 sulle regole tecniche, con il rischio di renderla inapplicabile nell'ordinamento nazionale.
Nello specifico, la nuova normativa limita gravemente la possibilità di stipulare contratti al telefono, blocca la possibilità di contattare i cittadini che hanno esplicitamente richiesto di essere richiamati, obbliga all'uso di complesse modalità digitali per le richieste di contatto e introduce una paradossale nullità automatica dei contratti.
In particolare - si legge nella nota - il testo limiterebbe la possibilità per i consumatori di ricevere e confrontare offerte alternative, privando di efficacia il consenso espresso liberamente e in modo informato secondo la normativa comunitaria. Al contempo, le restrizioni rischiano di rafforzare gli operatori storici già dotati di un’ampia base clienti, penalizzando i nuovi entranti e gli intermediari regolari che operano nel rispetto delle norme, senza tuttavia arrestare il fenomeno delle chiamate effettuate da soggetti abusivi tramite numerazioni non identificabili o non richiamabili.
Un ulteriore elemento di criticità evidenziato riguarda la previsione di nullità automatica dei contratti energetici, rilevabile anche a distanza di anni e priva di una disciplina dettagliata sulle relative conseguenze, fattore che potrebbe esporre i consumatori al rischio di dover restituire gli sconti o i benefici tariffari fruiti nel tempo.
A queste problematiche si aggiunge l'impatto occupazionale in un settore che a livello nazionale conta circa 80.000 addetti, con migliaia di lavoratori della filiera dei contact center regolari e tracciabili che vedrebbero a rischio la propria stabilità professionale a vantaggio di un mercato informale non sottoposto ai medesimi controlli.
Sulla base di queste valutazioni, le organizzazioni firmatarie intendono sollecitare l'intervento delle istituzioni europee affinché valutino la compatibilità delle misure nazionali con i principi del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea e del GDPR, auspicando che le autorità competenti o i giudici nazionali valutino la disapplicazione della norma o il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE ai sensi dell’articolo 267 del TFUE per garantire la corretta concorrenza e la tutela dei diritti dei consumatori e delle imprese.
SCARICA LA NOTA CONGIUNTA DI ASSOCALL, CONSUMATORI E SINDACATO
30/07/26







