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La Corte di Cassazione sez. II, con sentenza n. 22728 del 2018, ha affermato che “la compravendita di animali da compagnia o d'affezione, ove l'acquisto sia avvenuto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata dal compratore, è regolata dalle norme del codice del consumo, salva l'applicazione delle norme del codice civile per quanto non previsto”.

 

In particolare, i Giudici della Suprema Corte, considerate le nozioni contenute nel codice del consumo, hanno ritenuto che non possa “dubitarsi che la persona fisica che acquista un animale da compagnia (o d'affezione), per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata, vada qualificato a tutti gli effetti "consumatore"; e che vada qualificato "venditore", ai sensi del codice del consumo, chi nell'esercizio del commercio o di altra attività imprenditoriale venda un animale da compagnia; quest'ultimo, peraltro, quale "cosa mobile" in senso giuridico, costituisce "bene di consumo".

 

La sentenza è disponibile presso la Segreteria della Direzione.

09/10/18
Categoria: Supporto fiscale e legale

Tipologia: Scenario nazionale