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Siamo uno dei soli 5 Paesi al mondo con surplus manifatturiero sopra i 100 mld di dollari. Dalle aziende del made in Italy, 935 prodotti sono da podio mondiale per attivo commerciale con l’estero. Le imprese italiane innovative in campo ambientale sono più efficienti e recuperano più materia prima.  Emerge dal dossier della Fondazione Symbola : “2015 – l’Italia in 10 selfie Cambiare lo sguardo per sfidare la crisi” che fotografa i talenti dell’Italia che c’è, rispondendo ai tanti erronei luoghi comuni che rischiano di distogliere l’attenzione dai problemi reali del Paese.

“Questi 10 selfie – ha dichiarato Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola – sono una rappresentazione plastica dei punti di forza del Paese e indicano con chiarezza la direzione da seguire per tornare a crescere.  Per affrontare la tempesta perfetta di questa crisi, infatti, l’Italia deve accettare le sfide di un mondo che cambia senza perdere la propria anima. E, come sta già facendo in molti campi anche senza politiche e riconoscimenti, incrociare innovazione e conoscenza con qualità, bellezza, green economy. Insomma l’Italia deve fare l’Italia”. 

 

 [Selfie 1] L’Italia è uno dei soli cinque paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari. In compagnia di grandi potenze industriali come Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud. Mentre Francia (-34 mld), Gran Bretagna (-99) e Usa (-610) vedono la bilancia commerciale manifatturiera pendere al contrario (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana  di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison) ;

[Selfie 2] Le imprese italiane sono tra le più competitive al mondo. Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 935 (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana  di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison);

[Selfie 3] Considerando il debito aggregato (Stato, famiglie, imprese) l’Italia è uno dei paesi meno indebitati al mondo: quello italiano, nonostante crisi e austerity non siano state indolore nemmeno per le famiglie, pesa il 261% del Pil. Quello del Giappone il 412%, quello della Spagna il 305%, quello britannico il 284%, quello del Regno Unito il 284% e quello degli Stati Uniti il 264% (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana  di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison);

[Selfie 4] I prodotti agroalimentari italiani dominano sui mercati mondiali. Tra i prodotti dell’agroalimentare italiano ben 23 non hanno rivali sui mercati internazionali e vantano le maggiori quote di mercato mondiale. E ce ne sono altri 54 per i quali siamo secondi o terzi. Nonostante la contraffazione e la concorrenza sleale dell’Italian sounding, siamo sul podio nel commercio mondiale per ben 77 prodotti (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Focus Agroalimentare di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison con Coldiretti);

[Selfie 5] L’Italia è il secondo paese più competitivo al mondo nel machinery. L’industria italiana del machinery occupa i vertici delle graduatorie mondiali di settore. Nella classifica di competitività calcolata sulla base del Trade performance Index, elaborato dall’International Trade Centre dell’UNCTAD/WTO, l’industria italiana della meccanica risulta seconda solo a quella tedesca. (Fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Focus Machinery di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison con Fondazione Ucimu);

[Selfie 6] Dalla green economy il turbo per le imprese italiane. Il 22% delle aziende italiane, percentuale che sale al 33% delle imprese manifatturiere, nella crisi hanno scommesso sulla green economy, settore che vale 101 miliardi di euro di valore aggiunto, il 10,2% dell’economia nazionale. Una scelta vincente. In termini di export: se consideriamo le imprese manifatturiere, il 44% di quelle che investono green esportano stabilmente, contro il 24% di quelle che non lo fanno. E di innovazione, il 30% delle aziende manifatturiere che puntano sul verde hanno sviluppato nuovi prodotti o nuovi servizi, contro il 15% delle altre. Con i green jobs che sono diventati protagonisti dell’innovazione e coprono addirittura il 70% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostre aziende (fonte: GreenItaly 2014  di Fondazione Symbola e Unioncamere);

[Selfie 7] L’Italia è leader in Europa per eco-efficienza del sistema produttivo. Il modello produttivo italiano è tra i più innovativi in campo ambientale, con 104 tonnellate di anidride carbonica per milione di euro prodotto (la Germania ne immette in atmosfera 143, il Regno Unito 130) e 41 di rifiuti (65 la Germania e il Regno Unito, 93 la Francia). Siamo campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 22,4). Milano, la città dell’EXPO è, insieme a Vienna, per raccolta differenziata, in cima alla classifica delle metropoli europee sopra il milione di abitanti e ha nel mondo, fra le grandi città, il primato delle persone servite dalla raccolta dell’organico (fonti: GreenItaly 2014 di Fondazione Symbola e Unioncamere e 10 Verità sulla competitività italiana  di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison);

[Selfie 8] Con la cultura l’Italia mangia. La filiera italiana della cultura - comprensiva del valore prodotto dalle industrie culturali e creative, ma anche da quella parte dell’economia nazionale che, come il turismo, viene ‘attivata’ dalla cultura (ogni euro prodotto dalle industrie culturali e creative ne genera 1,67 sul resto dell’economia) - vale il 15,3% del valore aggiunto nazionale: 214 miliardi di euro (fonte: Io sono Cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi. Rapporto 2014  di Fondazione Symbola e Unioncamere);

[Selfie 9] L’Italia è, nell’eurozona, la meta preferita dei turisti extraeuropei. Siamo il primo paese per pernottamenti di turisti extra Ue, con 56 milioni di notti. Siamo la meta preferita di paesi come la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud,  l’Australia, gli Usa e il Canada (dati Eurostat). Un risultato che ha solide radici nella bellezza e nella cultura di cui il Paese è ricco. L'Italia, non a caso, è il Paese che nel mondo vanta il maggior numero di siti Unesco nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità (51 su 1001). (Fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Focus Agroalimentare di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison con Coldiretti);

[Selfie 10] Coesione: ricetta per competere. Le imprese ‘coesive’ - quelle più legate alle comunità, ai lavoratori, al territorio, che investono nelle competenze, nella sostenibilità, nella qualità e bellezza – sono più competitive. Nel 2013 queste imprese hanno aumentato il fatturato nel 39% dei casi rispetto al 2012, contro il 31% delle non coesive. Hanno visto crescere l’occupazione nel 22% contro il 15%. Non è forse un caso se, tra il 2007 e il 2012, pur senza misure pubbliche a sostegno, sono imprese italiane quelle che hanno guidato – dietro gli Usa – il re-shoring mondiale e rappresentano oggi il 60% delle rilocalizzazioni europee. (Fonte: Coesione è Competizione - Le nuove geografie della produzione del valore in Italia di Consorzio Aaster, Fondazione Symbola e Unioncamere).

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08/01/15
Categoria: Impresa e Istituzioni

Tipologia: Scenario nazionale